La geografia del gusto

Per un’azienda italiana posizionare un proprio prodotto all’estero non è mai un’operazione semplice. Tra le molteplici variabili da tenere in considerazione, c’è l’accoglienza che può ricevere da parte dei consumatori, tarati spesso su parametri di gusto differenti da quelli nostrani. Un esempio: in Europa una birra si beve servita fredda, a circa 4-7 gradi. In Cina è tutto diverso, si passa agli 8-12 gradi. A queste temperature cambiano le percezioni organolettiche e le note amare, che funzionano a basse temperature, si perdono. Un’azienda deve esserne a conoscenza, se vuole entrare in quel mercato. E agire di conseguenza, per esempio modificando ad hoc la propria ricetta, adattandola ai gusti locali senza snaturarla. In Italia sono sempre di più le imprese di medio-grandi dimensioni (fatturato superiore ai 500 milioni di euro) che cercano un supporto che le indirizzi nel compiere questa operazione. Una società spagnola fondata nel 2010, Sensory value, ha intercettato la domanda italiana e nel 2013 ha aperto un ufficio a Roma.
Specializzata in food&beverage, offre un servizio di consulenza alle imprese che vogliono innovare o lanciare all’estero i propri prodotti. In 18 anni ne ha testati oltre 8mila, dal pane al cioccolato, dalla birra, al caffè, le bevande analcoliche, sughi, pasta. E negli ultimi 5 anni oltre 120 progetti sono stati portati avanti con obiettivo esportazione. Si distingue dagli altri player che utilizzano metodologie standard per un approccio che sfrutta un sistema statunitense chiamato Sensory Spectrum.
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